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04-06-2018

Imu e Tasi 2018, aliquote ferme dal 2015

 

Gtres
 

 

Il 18 giungo 2018 (il 16 giugno cade di sabato) scade il termine per pagare l’acconto di Imu e Tasi e quasi tutti i Comuni non hanno trovato margini per ridurre le imposte. Il prelievo medio su seconde case, affitti e immobili produttivi sfiora il 10 per mille. A dirlo una ricerca condotta da Caf Acli per Il Sole 24 Ore del lunedì.

Si ricorda che il livello di aliquota Imu da non superare è il 10,6 per mille, con la Tasi si può arrivare all’11,4 per mille.

Secondo quanto sottolineato, a due settimane dall’acconto Imu e Tasi i proprietari di casa devono fare i conti con delibere comunali che quasi sempre si limitano a confermare le aliquote degli anni scorsi. Si tratta dell’effetto della legge di Stabilità 2016, poi confermata dalle due leggi di Bilancio successive. Da una parte il blocco degli aumenti ha impedito altri rincari, dall’altra la maggior parte dei Comuni non è riuscita a finanziare le riduzioni del prelievo.

In base a quanto calcolato, la prima rata del 2018 farà confluire nelle casse dei Comuni e dell’Erario una cifra simile a quella dell’anno scorso: poco meno di 10 miliardi di euro, per il 70% riferibili all’Imu sugli altri fabbricati, quindi seconde case, negozi, uffici, box auto. L’analisi sul livello medio delle aliquote applicate agli immobili ha confermato che Imu e Tasi sono rimaste praticamente ferme dal 2015.

I fabbricati produttivi (categoria catastale D) sono quelli che toccano il record a livello di media nazionale. Il prelievo, in questo caso, arriva al 9,96 per mille di media nazionale. Per questi fabbricati il prelievo rimane mediamente elevato anche nei Comuni con meno di 5mila abitanti, dove per le altre tipologie di immobili tende a essere sensibilmente più basso rispetto ai grandi centri.

Guardando, invece, alle diverse aree territoriali o alla dimensione dei Comuni, il record del tax rate è quello delle case “a disposizione” nelle città con oltre 50mila abitanti, dove si arriva al 10,5 per mille. Le amministrazioni in dissesto rappresentano un caso a parte, sono infatti obbligate dal Testo unico degli enti locali a fissare le imposte alle percentuali massime consentite.

L’unica tipologia di immobili su cui si nota una riduzione è quella delle case affittate a canone concordato. In questo caso, l’aliquota media è scesa dal 9,16 del 2015 al 9,11 per mille di quest’anno.

Il commento di Confedilizia

Commentando la ricerca del Caaf Acli per il Sole 24 Ore, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha diffuso una nota con la quale ha affermato: “La ricerca dimostra che il sistema di tassazione sugli immobili va ripensato dalle fondamenta. Le aliquote medie di Imu e Tasi hanno ormai raggiunto il 10 per mille su basi imponibili che sono state aumentate del 60 per cento con la manovra Monti. Il tutto, senza risparmiare neppure le case affittate a canone calmierato e con un’imposizione che raggiunge livelli di accanimento in presenza di abitazioni che non si riescono a locare, per le quali in molti casi si applica persino l’Irpef (su un reddito inesistente)”.

Spaziani Testa ha poi aggiunto: “In più, c’è la tassa rifiuti. In totale, la Iuc (vale a dire la somma di Imu, Tasi e Tari) pesa ogni anno per circa 31 miliardi di euro. Si tratta di un onere non più sostenibile e, soprattutto, di una tassazione puramente patrimoniale, che non tiene nel minimo conto la qualità e la quantità dei servizi offerti ai cittadini. Occorre riformare radicalmente il sistema, sostituendo Imu, Tasi e Tari con un tributo effettivamente legato ai servizi e deducibile dal reddito di persone fisiche e imprese”.

Articolo visto su
Imu e Tasi, prima rata senza nuovi sconti (Il sole 24 ore)

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