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26-10-2017

DISTANZA MINIMA TRA EDIFICI

 

Distanza minima fra edifici la sentenza del Consiglio di Stato

 

La distanza minima fra edifici demoliti e ricostruiti non sempre deve rispondere ai requisiti di legge, dipende dalla sagoma, sancisce una sentenza del Consiglio di Stato

 

Molto si discute sulla distanza minima da rispettare in caso di demolizione di edifici e ricostruzione, a stabilirla è il Decreto Ministeriale 1444/1968. Stando a quanto ha recentemente stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza 4728/2017, la quale dipende dal modo in cui avviene la ricostruzione.

Come riporta Edilportale, si può parlare di interventi di ristrutturazione di un edificio demolito e ricostruito qualora si rispetti la stessa volumetria dell’edificio preesistente. Tuttavia, sono consentiti eventuali interventi se fossero necessari all’adeguamento alla normativa antisismica. Il nuovo edificio può quindi essere realizzato al di fuori della vecchia area di sedime e con una sagoma diversa, il rispetto di quest’ultima è indispensabile nelle aree sottoposte a vincoli.

Dunque, se la volumetria non subisce variazioni, un intervento di demolizione e ricostruzione viene sempre considerato come una ristrutturazione, il rispetto delle distanze minime dipende da come viene realizzata la ricostruzione. Nella recente sentenza del Consiglio di Stato è stato affermato che solo i nuovi edifici devono rispettare la distanza di 10 metri tra pareti finestrate prevista dal Decreto Ministeriale 1444/1968. Nel caso di edifici che si trovini ad una distanza inferiore ai 10 metri, ed uno di questi viene demolito, la ricostruzione può essere effettuata alla stessa distanza in cui si trovava prima. Se l’edificio dovesse arretrare, si verificherebbe una perdita di volume e un “effetto espropriativo”.

I giudici hanno spiegato che se la ricostruzione dopo la demolizione di un edificio avviene con coincidenza di area di sedime e di sagoma sarà sufficiente il rispetto della distanza preesistente e non si dovrà tener conto del Decreto Ministeriale o ad eventuali disposizioni introdotte successivamente. E’ necessario rispettare le disposizioni di legge se la ricostruzione avviene con sagoma diversa e su una differente area di sedime. Cambiando la collocazione fisica, si parla di una nuova costruzione.

Il caso preso in esame dal Consiglio di Stato riguardava un immobile demolito e ricostruito ma spostato rispetto al precedente. In pratica, la tettoia era stata sostituita da una parete finestrata, ad una distanza minore di dieci metri da quella del confinante. I giudici hanno imposto di ristabilire le distanze legali.

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